Vite Intrecciate: due parole di presentazione

Benvenuti a Vite Intrecciate, un nuovo blog dedicato a connessioni e ramificazioni di natura culturale (e non); credo che due parole di presentazione riguardo agli intenti e ai contenuti di questo spazio digitale siano d’obbligo, oltre che una cortesia verso chi vi si imbatta e desideri farsene un’idea preliminare.

Che significa Vite Intrecciate?

Alberi fra le vigne lungo la collina che si distende fra Albiano d’Ivrea e Azeglio (scatto del marzo 2019)

Questo nome sia evocativo che un po’ oscuro mi venne suggerito da mia moglie all’incirca nel periodo in cui scattai questa immagine, nel marzo del 2019; all’epoca, per perseguire e approfondire il mio interesse verso la sfera della scrittura dopo una modesta autopubblicazione, stavo valutando se fosse il caso di aprire/lanciare l’ennesimo blog all’interno di un paesaggio digitale già affollato – e forse saturo – di miriadi di realtà simili e, molto spesso, purtroppo, indistinguibili. Navigando fra le miriadi di blog specializzati in consigli sull’apertura di blog mi imbattevo pressoché costantemente nella raccomandazione di puntare ad uno specifico target di lettori tramite uno specifico argomento/settore di cui trattare attaccandomici con cirripedesca ostinazione in nome della fruibilità, riconoscibilità e semplicità monocromatiche che, secondo tali insistenti e ripetuti consigli, avrebbero in più o meno breve tempo decretato la fortuna del mio personale, non richiesto e probabilmente non necessario, monolocale nella Kowloon digitale che è oggi la blogsfera.

Non fraintendetemi: essere riconosciuti a colpo d’occhio allo stesso modo in cui si riconosca il nuovo modello di una casa costruttrice automobilistica ha vantaggi materialistici sicuri oltre a generare un senso di familiarità nel quale tendiamo tutti ad accoccolarci confortevolmente; il marketing di sé stessi a fini promozionali è un concetto diffusosi velocemente nell’era della “società liquida” (nella definizione di Zygmunt Bauman) declinatasi in una precarietà avvolta nella sgargiante veste ufficiale della flessibilità ora-e-per-sempre-e-in-ogni-momento, ed è probabilmente più che mai necessaria per poter restare sopra il pelo d’acqua delle incombenze appoggiate, ironicamente, sulla disponibilità di liquidità contante. In altre parole, ciò che avverto venga promosso in questo modo è una riduzione e un de-dimensionamento da un qualcosa di organico, complesso, autonomamente vitale al ritaglio di una sottilissima sezione tissutale immediatamente classificabile, riconoscibile, archiviabile e già morta.

Siamo stati orientati sempre di più a crederci come soli e separati, bastanti a noi stessi e in qualche modo obbligati a percorrere gli spazi della vita in questo modo, come arieti a testa bassa che si aprano di forza la propria strada verso la realizzazione attraverso il successo lavorativo, economico, artistico – o tramite un blog. Da un certo punto di vista filosofico il nostro intrappolamento entro i limiti del corpo con tutta la solitudine che ne consegue è un fatto reale culminante nell’uscita finale solitaria da questo mondo in cui, secondo l’esistenzialismo, siamo gettati; sì, ciò che accade nella nostra interiorità è unicamente nostro, ed è, in qualche misura (quasi) impossibile da comunicare ad un altro soggetto; eppure la nostra esistenza è costituita da relazioni con gli aspetti di questo mondo, e, soprattutto, con gli altri individui che abitano questo mondo – e sì, ciò vale anche per il più irriducibile degli hikikomori misantropici e agorafobici.

Questa è la realtà del mondo degli esseri umani, il nostro mondo: siamo collegati gli uni agli altri poiché ciascuno di noi necessita di tutti gli altri sia per mantenere che, allo stesso istante, poter continuare a vivere in questa realtà organizzata della quale, solipsisticamente, si viene portati a credere di essere unici e assoluti padroni – un certo capitalismo promuove attivamente quest’idea distorta che attinge all’infantile e intima convinzione che ognuno di noi, poiché vive in prima persona attraverso i propri occhi e i propri sensi l’esperienza di questo mondo, sia il punto focale e più importante attorno a cui tutta la realtà ruota (una réclame pubblicitaria di qualche tempo fa recitava proprio “è tutto intorno a te”; ma una band chiamata The Sound cantava in un ritornello, già nel 1980, quasi sintomaticamente: “I, I can’t escape myself”).

Nessuna vita è realmente separata da ciascun’altra, nonostante tutto ciò che si viene spinti a credere. Gruppi, categorie, termini, definizioni, specializzazioni identificano e isolano; spezzano il legame che necessariamente vi è fra ciascuna delle parti di ciò che chiamiamo Mondo, verso il quale, pur dietro al paravento di carta della solitudine autoimposta, ci affacciamo compulsivamente rifiutando di ammettere di esserne parte integrante che influenza e viene influenzata da tutto il resto; e rifiutando l’ovvio fatto per il quale il nostro modo di esistenza di oggi ha necessariamente bisogno degli altri: ogni oggetto sotto lo sguardo del più recluso e inavvicinabile soggetto è stato realizzato da un altro soggetto; così come il cibo è stato coltivato/allevato da qualcuno; e la connessione internet utilizzata come alternativa all’interazione con il mondo è stata realizzata e viene mantenuta utilizzabile da altri soggetti, per non parlare di tutti quei servizi scontati, “invisibili” ma essenziali per come ne siamo dipendenti quali il rifornimento idrico e di energia, la filiera alimentare, e la raccolta dei rifiuti. Noi siamo in questo senso, che lo vogliamo o meno, gli zôon politikòn (animali sociali) di Aristotele, e viviamo in un mondo che è stato organizzato e costruito – nei suoi pregi e difetti – proprio grazie all’interconnessione fra gli individui; immaginatevi di ritrovarvi da soli e costruire/realizzare da zero tutto ciò che diamo per scontato unicamente con le vostre forze.

E questo nostro mondo così organizzato e strutturato è calato e intrecciato in quello che possiamo chiamare mondo della Natura. Per ragioni di facilità di comprensione oltre che di efficacia di studio sono state create diverse branche e materie per la ricerca dei “cosa-come-perché” della Natura in tutti i suoi aspetti; si tratta di divisioni funzionali all’osservazione e riflessione, le quali, però, sono “fittizie”; sono una griglia che ci permette semplicemente di orientarci ma che nella realtà sia fisica che metafisica del mondo non esiste. In questo senso posso dire con Parmenide che “la realtà/l’essere è uno e indivisibile”: tutto ciò che possiamo vedere, intravedere, manipolare, rendere oggetto di riflessione nonché tutto ciò che non vediamo né sappiamo ancora è parte integrante di quel Tutto che abitiamo – l’essere/la realtà/il mondo. Tutto è intrecciato insieme, a ben vedere, e infinitamente complesso.

Non tutto può essere semplice né semplificato: la realtà non è uno schema riassuntivo; se questo può essere utile per un abbozzo di rappresentazione mentale che chiarisca alcuni meccanismi/aspetti in maniera generale, l’oggetto di tale rappresentazione è infinitamente complesso e minutamente dettagliato – irriducibile unicamente ad una semplificazione.

Guardate una foto satellitare della geografia del nostro pianeta: riuscite a scorgere le divisioni politiche delle nazioni o la griglia dei meridiani e paralleli? Non vi sono proprio perché sono un costrutto che delimita, separa, identifica e cataloga per noi (una porzione del) la realtà in un modo che sia per noi più facilmente comprensibile oltre che manipolabile; è forse un caso che il più grande obiettivo della fisica teorica, il suo Graal “perduto”, sia riuscire finalmente a connettere la meccanica quantistica (che descrive la realtà nell’infinitesimale) alla teoria della relatività (che descrive la realtà nell’incommensurabile) in una finale, coerente formulazione del Tutto?

Ecco quindi perché Vite Intrecciate: perché tutto è intimamente connesso e ramificato, come gli alberi – sia simbolicamente che scientificamente – fra terra e cielo, come nell’immagine sopra.

In questo blog tenterò di occuparmi e di esplorare varie aree di questo grande tutto in cui ci troviamo, provando a stabilire connessioni fra aspetti divergenti o apparentemente non connessi tramite articoli che possano toccare e coinvolgere argomenti fra i più disparati. Alcuni articoli diverranno per forza di cose dei longform, più lunghi, complessi e approfonditi della media generale dei post/articoli riconosciuti come fruibili/immediati/ecc. per la generalità statisticamente calcolata dei lettori digitali; altri saranno più brevi, aforistici, intesi più come spunti che riflessioni confezionate; ciò che avranno in comune sarà una forte componente digressiva – “ramificata” – con l’inserimento di una gran quantità di informazioni e riferimenti che possano stabilire collegamenti di senso fra aree diverse.

Mi rendo conto che questa appaia come un’impresa irrealizzabile, folle, e per molti versi inutile quanto fallimentare in partenza: una descrizione accurata della realtà richiederebbe un tempo esponenzialmente superiore al tempo impiegato dall’universo a divenire ciò che è dalla nascita fino a questo momento; ma ci proverò ugualmente. Non potendo affrontare tutto ciò che riguarda il mondo da ogni punto di vista possibile in ogni suo più minuto aspetto possibile stabilirò una base dalla quale effettuare le mie sortite esplorative-descrittive-riflessive che ho identificato, per ragioni sia di preferenza che relative al mio personale vissuto, nell’area che attiene alla cultura principalmente filosofico-letteraria con incursioni nella cultura pop musicale-cinematografica oltre che in fatti di attualità.

Si tratta di un obiettivo complesso e, come ho detto, probabilmente al di là delle mie forze e capacità. Ma se riuscirò a suscitare l’interesse anche di un solo altro essere umano portandolo ad interrogarsi e riflettere tramite i post e gli articoli che compariranno qui, lo considererò un successo.

Secondo Simone Weil “l’’attenzione è la forma più rara e più pura della generosità”, e ciò è assolutamente e dolorosamente vero in un mondo frenetico e dal tempo fittamente parcellizzato fino ad essere divenuto una polvere inafferrabile nel vento come il nostro. Perciò a chi dedicherà il proprio tempo e la propria attenzione vorrei non solo augurare una buona lettura, ma più di ogni altra cosa porgere i miei più profondi e sentiti ringraziamenti.

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