Se questo è un uomo nel 2022

Come si potrà vedere, riprendo le fila di questo modesto blog dopo più di un anno e mezzo di distanza dall’ultimo articolo come una persona decisamente diversa da quel “me” di allora, frutto di una combinazione intrecciata di eventi personali ed eventi globali che hanno riassestato diverse prospettive di questo percorso personale che chiamo vita. Ritengo sia giunto il momento di rompere il lungo silenzio, sperando di proporre a chi legge qualcosa che non sia inutilmente erudito e convoluto, spinto da ciò che vedo precipitare nel mondo, ma soprattutto in questo paese.

Domani – 27 gennaio 2022 – verrà celebrata come ogni anno la Giornata della Memoria per ricordare e preservare dall’oblio le persecuzioni e le atrocità commesse dai poteri nazifascisti assieme alla complicità silente e passiva di intere popolazioni affinché simili orrori istituzionalizzati non si ripetano più.

I meccanismi del percorso culminante nella fabbrica dello sterminio – figlia del sogno della Ragione Totale Meccanizzata e slegata da ciò che è e significa essere degli esseri umani – simboleggiata dal campo di Auschwitz-Birkenau sono in atto in questo momento in varie nazioni cosiddette civili, e in particolar modo da dove vi sto scrivendo, ossia l’Italia.

In questo momento storico, che ha più di qualche analogia con gli eventi mitteleuropei degli anni ’20, ’30 culminati nella Seconda Guerra Mondiale, milioni di esseri umani sono attivamente e apertamente discriminati e perseguitati dai propri governi attraverso una tenaglia legislativa, propagandistica, industriale, finanziaria, tecnosanitaria.

Riprendendo le celebri parole di Primo Levi:

Non iniziò con le camere a gas. Non iniziò con i forni crematori. Non iniziò con i campi di concentramento e di sterminio. Non iniziò con i 6 milioni di ebrei che persero la vita. E non iniziò nemmeno con gli altri 10 milioni di persone morte (…).

Iniziò con i politici che dividevano le persone tra “noi” e “loro”. Iniziò con i discorsi di odio e di intolleranza, nelle piazze e attraverso i mezzi di comunicazione. Iniziò con promesse e propaganda, volte solo all’aumento del consenso. Iniziò con le leggi che distinguevano le persone in base alla “razza” e al colore della pelle. Iniziò con i bambini espulsi da scuola, perché figli di persone di un’altra religione. Iniziò con le persone private dei loro beni, dei loro affetti, delle loro case, della loro dignità. Iniziò con la schedatura degli intellettuali. Iniziò con la ghettizzazione e con la deportazione.

Iniziò quando la gente smise di preoccuparsene, quando la gente divenne insensibile, obbediente e cieca, con la convinzione che tutto questo fosse “normale”.

Se i contesti fra allora e oggi sono differenti, le analogie dei passi implementati sono lampanti, quali la divisione in “noi” e “loro” tramite le posticce, limitanti, semplificative, denigranti, malevole etichette di “provax” e “novax”, ripetute incessantemente e con occhio stolido dai mezzi propagandistici (quali si sono rivelati pressoché tutte le testate giornalistiche ed emittenti televisive salvo minuscole, ancorché dubbie, eccezioni), nonché le inammissibili leggi – o DL e DPCM – che discriminano l’accessibilità dell’individuo a servizi e lavoro in base a uno status arbitrario de facto declassandolo violandone i diritti (diciamo le cose come stanno: i diritti costituzionali e universali non vengono “compressi”, non sono aria o pongo) e portandoli tramite obbligatorietà e aperto ricatto in stile mafioso alla perdita di beni, affetti, case, dignità – in alcuni casi spingendoli al suicidio; e tutto ciò nell’acquiescenza sonnolenta, inconsapevole o colpevolmente cosciente, di tutti coloro i quali considerano ciò come perfettamente “normale”.

Allora come oggi sono stati adottati pretesti per avviare la macchina dell’odio – razziale (con ramificazioni politico-sanitarie) allora, (pseudo)pandemico-sanitario oggi; allora, il fine ultimo è stato lo sterminio a ritmo di produzione di fabbrica di esseri umani etichettati come subumani/indegni/inferiori e così via; oggi, tale macchina è atta a opprimere fino alla morte economico-sociale e biologica tutti coloro i quali non desiderino farsi iniettare, a distanza temporale ravvicinata e aribitraria,  multiple dosi di una pozione sperimentale dannosa e letale (basta un solo nome che tiene per mano tutti gli altri: Camilla Canepa) denominata ingannevolmente “vaccino”; tale fatto indiscutibile – inoculazione multipla totale sotto minaccia e ricatto aperti – porta inevitabilmente a chiedersi il perché di tanto accanimento e insistenza incompatibili, dati alla mano, con qualsiasi nebulosa ragione sanitaria.

Non mi dilungherò qui su tutte le innumerabili anomalie e aberrazioni nel racconto ufficiale pseudo-pandemico globale degli ultimi due anni; il punto di questo articolo è l’implementazione avallata e sancita ufficialmente da un governo in carica di misure che la celebrazione della Giornata della Memoria doveva assicurare non si ripetessero mai più, oltre all’attiva fomentazione di odio nella popolazione – fra me e te, lettore, fra noi cittadini, italiani, esseri umani.

Ieri, 25 gennaio 2022, il Sottosegretario al Ministero della Salute ha televisivamente dichiarato in pubblico che il governo italiano PERSEGUITA una parte dei propri cittadini, affermando “vi renderemo la vita difficile, siete pericolosi”; a settembre 2021, il Ministro della Pubblica Amministrazione Brunetta dichiarò in pubblico della “genialità del costo psichico e monetario” inflitto, attraverso il greenpass – strumento di asservimento e controllo equivalente alle infami e obbligatorie tessera del partito fascista e ahnenpass nazista, frutto di regimi che l’istituzione della Giornata della Memoria doveva far sì che non risorgessero mai più – a tutti coloro i quali esercitano, attraverso la scelta personale di non farsi iniettare un preparato sperimentale, i propri diritti inalienabili di esseri umani (diritti i quali, attraverso un lasciapassare subordinato a scadenza arbitrariamente decisa dal potere, vengono annullati de facto anche a chi scelga di ricevere tale preparato); questa è istigazione attiva all’odio di cittadini verso cittadini da parte di cariche pubbliche dello Stato; ricordo a tutti che sono atti penalmente perseguibili, con tutte le aggravanti dovute alle cariche ricoperte da codesti individui.  

Qui di seguito vi è un’immagine che raccoglie altre inaccettabili e intollerabili dichiarazioni simili, in tutto e per tutto equivalenti ai prodromi di ciò che culminò fra 9 e 10 novembre 1938 nel pogrom della Notte dei Cristalli:

Svegliatevi signore e signori, poiché questo sta accadendo in Italia, in Europa e nel mondo OGGI: vi sono milioni di persone cui è impedito l’accesso ai luoghi di lavoro e ai servizi elementari, sospese senza stipendio, licenziate – condannate alla fame – per una scelta inalienabile ratificata dalla Dichiarazione dei Diritti Umani, dalle Costituzioni delle varie nazioni, dal Codice di Norimberga. E tutto ciò alla vigilia del 77o anniversario della liberazione del campo di Auschwitz-Birkenau nonché 22a ricorrenza di tale celebrazione dalla sua istituzione.

Davvero, nel terzo decennio di questo terzo millennio, con tutta l’informazione possibile e (in)immaginabile a portata di palmo e copertura di rete dati, non si è imparato a riconoscere il suono dello stivale che viene premuto sulla nuca, sul volto? Possibile che si debba ancora chiedersi se questo, discriminato, calunniato, oppresso, ricattato sia un uomo? E mi riferisco in particolar modo a troppi, davvero troppi individui dotati di attestati di elevata istruzione che tacciono, guardano altrove, o, peggio, non vedono nulla di strano in tutto ciò.

La poesia di Primo Levi in apertura dell’omonimo volume, suona, oggi, attuale e urgente come non mai, poiché la questione centrale, dalla quale ciò che potremmo definire la piovra tecnosanitario-propagandistico-industrial-finanziario-statale sta facendo di tutto per distoglierci sfoderando un vasto quanto grottesco repertorio di menzogne sempre più traballante per puntellare un patologico delirio megalomane di controllo e asservimento e cessione individuale di corpo e soprattutto anima, è cosa sia essere degli esseri umani autenticamente tali e liberi di autodeterminarsi e ricercare la propria felicità e realizzazione professionale, personale, spirituale nel tempo concesso su questa Terra.

Chiudo con una mia personale, parziale parafrasi della poesia sopra, attualizzandola a ciò che milioni di persone senza colpa alcuna se non l’espressione di un diritto fondamentale, tra le quali vi sono anch’io, stanno subendo, affinché possiate riflettere.

Voi che vivete sicuri
nelle vostre tiepide case,
voi che trovate tornando a sera
il cibo caldo e visi amici:
Considerate se questo è un uomo
cui è negato ogni lavoro
che non conosce pace
che lotta per la propria famiglia
che è costretto a morire per un siero o per la fame.
Considerate se questa è una donna,
senza più mezzi e senza diritti
senza più forza di resistere ai ricatti
vuoti gli occhi e sterile il grembo
come una cavia sacrificabile in un esperimento.
Meditate che questo è ORA:

vi comando queste parole.
Scolpitele nel vostro cuore
stando in casa andando per via,
coricandovi, alzandovi.
Ripetetele ai vostri figli.
O vi si sfaccia la casa,
la malattia vi impedisca,
i vostri nati torcano il viso da voi.

Non è mai tardi per fermarsi, per chiedere scusa, per ammettere un errore, per perdonare.

Ognuno di noi può essere, ed è, Stanislav Evgrafovič Petrov, colui il quale, il 26 settembre 1983, in Unione Sovietica, violando i rigidi protocolli militari, evitò di lanciare dei missili nucleari in risposta a un errata rilevazione radar di un attacco in corso.

Non siamo macchine né algoritmi, per quanto cerchino di tramutarci in e piegarci a ciò.

Prima di qualsiasi etichetta sociale, economica, giuridica, e così via, prima di qualsiasi cosa siamo tutti esseri umani.

Ricordatevelo, non è troppo tardi.

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